Il 25 luglio '43

 
 

BALBONI Ivo

Il 25 luglio, quando c’è stata la caduta del Fascio, io ero già fuori dalla fabbrica, però ricordo di essere andato al campo di calcio. Poi in piazza Martiri (nome attuale) abbiamo deciso di andare alla casa del Fascio; alcuni di noi, i più facinorosi, volevano bruciarla. Con noi è venuta tanta gente, è diventato un corteo. Siamo arrivati in via Piol (nome attuale) e Meotto, Piol e un altro, mi pare Michetti, hanno sfondato la porta della casa del Fascio. Il custode, che era fascista, ha sparato due o tre colpi, penso per paura, e poi è scappato. Piol è stato ammazzato e Meotto è stato ferito a una gamba.

 
 

 
 

BUROCCHI Lorenzo

Il 25 luglio del ’43 ero in ospedale a Chieri. Ho scritto a qualcuno che ero contento che quello che ci aveva portati a quel punto se ne fosse andato.

 
 

 
 

CAVAGLION Miranda

Ricordo la caduta del Fascismo. Quella notte siamo andati in giro per la città a demolire tutto quello che ricordava il Fascismo. È stata una gioia, una grande soddisfazione. Poi in seguito il Fascismo lo abbiamo sentito ancora più imperioso perché i tedeschi sono arrivati a Cuneo, ed è stato un periodo molto brutto, fino a quando non siamo partiti per la montagna dove ci siamo salvati.

 
 

 
 

FILIPPINI Corrado

Il 25 luglio 1943 ero a Sarzana. Avendo saputo che Carnino, quello che aveva il cinema, cercava delle persone che fossero capaci di usare le macchine per battere il grano ho scritto una lettera al comando e ho avuto una licenza agricola per andare a raccogliere il grano per la patria.

Così mi hanno mandato a casa. Dopo dieci giorni che ero lì ho sentito dire che al fondo di Rivoli si stavano dando botte. Allora da piazza della Mandola dove battevo il grano sono corso in piazza e ho visto gente che andava verso la Casa del Fascio in via Piave. C’erano Piol e Neirotti, quello che aveva il negozio di armi a Cascine Vica. Non volevano fare del male a nessuno, ma solo tirare via gli emblemi del Fascio e sono andato anch’io con loro.

Il custode che era dentro si è sentito minacciato, ha preso la pistola e ha sparato. Piol è stato ammazzato, Neirotti è stato ferito e poi è morto. Sono arrivati i carabinieri e hanno preso quest’uomo perché la gente voleva linciarlo e l’ hanno portato in caserma. Non so come sia finita.

Mi è arrivata di nuovo una lettera di presentarmi nel corpo e così ho preso il treno e sono tornato a Sarzana.

Lì i nostri ufficiali hanno avuto l’ordine di andare a La Spezia a calmare la gente che si prendeva a botte e dava calcioni e schiaffi ai fascistelli. Io c’ero e ho visto che non c’è stato nessun maltrattamento. Poi siamo rientrati nel nostro accampamento e abbiamo aspettato ordini fino all’8 settembre.

 
 

 

 

LEONE Pierina

Ricordo bene la caduta del Fascismo. Uno dei Piol era militare in aviazione; era venuto a casa in permesso proprio il giorno in cui è caduto il Fascismo. Tutta la gente di Rivoli era andata alla Casa del Popolo, la Casa Littoria si chiamava, per staccare quadri e tutto quello che c’era. Il custode era un amico intimo della famiglia Piol, friulano anche lui. Questi ha aperto la porta e puntato la pistola contro tutti quelli che c’erano e allora Severino Piol, siccome erano amici, è andato dentro, gli ha preso il braccio e glielo ha alzato per impedirgli di sparare, ma quello ha premuto il grilletto e l’ ha ammazzato. Piol aveva ventidue anni; è stato il primo della famiglia ad essere ammazzato. Allora la gente gli si è avventata contro. Lui ha ancora sparato due o tre colpi, uno è stato ferito ad una gamba e un altro mi pare ad un polmone. 

Con la caduta del Fascismo è caduto anche il sabato fascista.

 
 

 
 

MACARIO Giovanni

Dopo il 25 luglio del ’43 sono cominciati gli assalti alle Case Littorie, dove i fascisti avevano la sede, in via Piave.

Proprio quel giorno uno dei fratelli Piol è stato ucciso davanti alla Casa Littoria.

 
 

 
 

MONDON Cesare

Il 25 luglio io lavoravo in una fabbrica dove c’erano cinque o sei antifascisti. Di fronte c’era un’altra ditta dove erano tutti fascisti, e anche gerarchi che comandavano. E devo dire che è stato un po’ uno choc. Sono usciti, non è che fossero cattivi questi fascisti, erano antemarcia, perché essere fascista era una cosa, essere sansepolcrista era un’altra cosa, essere antemarcia era un’altra cosa ancora.

Ho visto che festeggiavano la caduta del Fascismo. Amedeo Caprini, il ragioniere della nostra ditta che poi è stato vicesindaco democristiano, era un capitano dei bersaglieri, un antifascista. E mentre eravamo fuori anche lui ha detto. “Saranno poi loro che ci comanderanno di nuovo”.

 
     
   
 

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