La Casa del Littorio

 
 

 
 

Testimonianza del signor Mastri

La Casa del Fascio, della Gioventù fascista, che si chiamava GIL, è stata costruita

negli anni ’30. Organizzava la gioventù nella città, e la preparava, anche

psicologicamente, alla dittatura, al regime, all’accettazione del fascismo. Cosa che poi non

è stata così perché dei giovani hanno reagito all’ imposizione di andare in piazza

a manifestare vestiti in divisa da avanguardista o balilla.

Mentre oggi alla festa del lavoro del 1 maggio chi vuole andare va e chi non vuole non

va, allora se non andavi alla cerimonia eri segnato. Se mancavi alle adunate eri

un sovversivo e il papà che aveva bisogno di lavorare non poteva più farlo.

Quando veniva Mussolini in visita alla FIAT venivi messo in guardina per alcuni giorni

e poi ti processavano e ti mandavano a Ventotene, al confino, per alcuni anni.

In questa casa si organizzava anche la tortura dei partigiani che venivano presi

nei rastrellamenti. Sotto gli abbaini c’erano delle stanze dove i partigiani

venivano torturati. Chi abitava di fronte, - allora mia zia abitava lì -, la notte si metteva

il cotone nelle orecchie per non sentire gridare questi giovani.

Dopo l’8 settembre i giovani, per sfuggire all’arresto e per non essere mandati nei campi di concentramento e

di sterminio, cercavano di fuggire e di organizzarsi con chi era già in montagna, e quando venivano presi

venivano torturati perché parlassero. Ma la maggior parte di loro non ha parlato, anche se quando ti tolgono le unghie

o un occhio, ti bruciano i testicoli è terribile.

Mussolini cadde, cioè il suo governo si trovò in minoranza, il 25 aprile del 1943. La gente cominciava ad essere

stufa, perché dal 1940 al 1943 erano già circa tre anni di guerra. Avevamo già pagato un prezzo alto: arrivavano

le cartoline che i figli erano morti sul fronte russo e greco; chi non sapeva nulla, chi arrivava a casa ferito e

mutilato. La gente cominciava ad essere stufa di portare la civiltà mussoliniana in altri paesi e non era proprio

così, perché la guerra portava morte e distruzione.

Quindi il giorno in cui cadde Mussolini la gente era felice, manifestava in piazza, contenta della fine della guerra.

Tra i rivolesi venuti  davanti alla casa del fascio c’erano anche Severino Piol, militare nell’aeronautica, che in

quei giorni era a casa in licenza, Giuseppe Neirotti e Giuseppe Meotto. Volevano entrare per manifestare, togliere

le insegne del fascismo.

Il custode ha tirato fuori la pistola, ha sparato e ha ucciso Neirotti e Piol. Meotto è rimasto ferito.

 

 

Testimonianza del signor Filippini

Il 25 luglio tutti correvano e sono corso anch’io e ho sentito sparare.

Questi giovani erano venuti qua per festeggiare la vittoria contro il fascismo. Erano stufi del fascismo, delle

tessere, di andare a prendere un etto di pane al giorno con i bollini. Questi ragazzi erano venuti a levar via tutti

gli emblemi del fascismo. Il custode ha cominciato a gridare di andarsene fuori e loro spaccavano tutti i quadri.

Allora il custode ha preso la pistola e ha cominciato a sparare. Piol è stato ucciso e Meotto, quello che aveva l’armeria

a Cascine Vica, è stato colpito a un braccio e a una gamba e si è buttato a terra.

Questi giovani non avevano niente in mano, non sono andati con l’intenzione di fare del male, ma il custode che teneva

al suo posto di lavoro e che era anche di mentalità fascista aveva l’ordine assoluto  di non lasciar entrare nessuno e

così ha fatto che sparare.

E’ intervenuto l’esercito e il custode è stato accompagnato in caserma e poi se n’è andato a Trieste con la sua famiglia.   

 

LA LAPIDE

 

PRIMO FULGIDO SACRIFICIO

PER LA LIBERTA’ D’ITALIA

CADDERO IL 26-7-1943

NEIROTTI GIUSEPPE

PIOL SEVERINO

     25-4-1950

 

 

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